La definisce una “provocazione” a “scopo tattico” visto il caos che regna tra Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia nella scelta del candidato sindaco a Milano. Il giorno dopo l’idea di Daniela Santanchè di proporlo per la corsa a Palazzo Marino, Antonio Di Pietro si dice sostanzialmente lusingato ma chiude la porta a ogni discussione, ancor di più perché l’invito arriva dal centrodestra: “Non ci azzecco niente”.
Perché, Di Pietro?
Perché il mio percorso istituzionale, sia giudiziario che sotto il profilo politico, è concluso. Ogni persona deve avere la responsabilità e l’umiltà di capire quando l’arcobaleno finisce. C’è un tempo per mettersi a disposizione e un per dire ‘Non è più il mio turno’. Considerati tutti questi aspetti, a tutto ho pensato e penso meno che ripropormi alla ricerca di qualche posto. Il ruolo di sindaco di una grande città è importante, interessante e certamente non mi farebbe paura. E però dico, ridico e ribadisco: no, no e no. Il mio tempo è finito. Prendo atto con rispetto della proposta, ma mi ritengo fuori tempo e, se mi è permesso, anche fuori luogo.
Milano non è proprio una città fuori luogo per lei.
Intendo per i compagni di viaggio. Non mi immagino seduto a un tavolo con accanto il segretario politico di Forza Italia o con personaggi che ho conosciuto in un altro contesto.











