Pubblicato il: 02/07/2026 – 15:41
VIBO VALENTIA Non la prima volta, ma dopo qualche mese di apparente serenità, la maggioranza al Comune di Vibo Valentia torna a scricchiolare. A rendere evidenti le crepe, questa volta, un “alleato” interno, un sostenitore dell’amministrazione Romeo: il Movimento 5 Stelle, che vanta tra le altre cose anche un assessore all’interno della Giunta. Dopo una riunione dei giorni scorsi, il coordinamento del Gruppo territoriale ha diramato un comunicato stampa in cui, neanche troppo velatamente, critica l’amministrazione Romeo, ribadendo «il grave disagio che investe il movimento per i tanti punti programmatici e le tante proposte avanzate in questi due anni rimasti insoluti o non adeguatamente affrontate». Tra questi, citano: «la mancata approvazione del Regolamento del Teatro, il mancato avvio del Polo Tecnologico della Professioni, l’assenza di collegialità nelle decisioni amministrative rilevanti, con interlocuzioni preventive con i gruppi consiliari e con le forze politiche della maggioranza».
I 5 stelle invocano un cambio di passo
«Un cambio di passo» è quanto richiesto dal M5S, scatenando – chiaramente – le reazioni dell’opposizione. «Il Movimento scopre oggi ciò che denunciamo da anni» ha attaccato il gruppo consiliare Cuore Vibonese, con i consiglieri comunali Giuseppe Cutrullà, Giuseppe Calabria, Giuseppe Russo e Danilo Tucci. «Troppo tardi per prendere le distanze da un fallimento che porta anche la loro firma. La città è ferma, il programma elettorale è stato largamente disatteso e le promesse fatte ai vibonesi sono rimaste, nella maggior parte dei casi, soltanto sulla carta. Le loro parole rappresentano, nei fatti, una clamorosa bocciatura dell’operato del sindaco Enzo Romeo e dell’intera amministrazione. Se è vero, come sostengono gli stessi esponenti del M5S, che serve un “cambio di passo”, che manca collegialità, che il programma amministrativo non viene attuato e che la città vive un evidente disagio amministrativo, allora significa che questa esperienza di governo ha già fallito il proprio mandato politico».








