Non è solo una bevanda molto zuccherata: il bubble tea potrebbe esporre i consumatori anche a interferenti endocrini come BPA e ftalati, migrati dai materiali plastici a contatto con la bevanda. Lo evidenzia uno studio che accende i riflettori su un doppio rischio, nutrizionale e chimico

Il bubble tea, la bevanda colorata e altamente “instagrammabile” nata a Taiwan e ormai diffusa in tutto il mondo, continua a conquistare soprattutto i consumatori più giovani, ed è diventata in pochi anni un vero fenomeno globale tra social, catene specializzate e nuove varianti sempre più creative.

Tuttavia, dietro l’aspetto giocoso delle perle di tapioca, delle versioni al latte e delle infinite combinazioni di tè, aromi e sciroppi, si cela un profilo nutrizionale e chimico che sta attirando crescente attenzione da parte della comunità scientifica.

Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Food Control ha analizzato cinque diverse marche di bubble tea commercializzate in Malesia, con l’obiettivo di valutare in modo integrato non solo il contenuto di zuccheri e calorie, ma anche la presenza di sostanze chimiche potenzialmente pericolose, come interferenti endocrini, che possono migrare nei liquidi a partire dai materiali utilizzati per la preparazione, il servizio e il confezionamento delle bevande.