Andrea Satta risponde al telefono mentre pedala. Sta lasciando Firenze e punta verso il Passo della Futa. Ogni tanto il fiato si fa più corto, la salita si fa sentire, ma la voce resta quella di sempre: gentile, ostinatamente umana. Del resto è questo il senso della sua Transumanza Favolosa, il viaggio che attraversa l’Italia in bicicletta intrecciando musica, racconti, incontri e comunità. Un progetto che nasce dalla convinzione che la relazione venga prima di tutto.
Pediatra, scrittore, fondatore dei Têtes de Bois, Satta continua a osservare il mondo da un punto di vista insolito: quello delle sale d’attesa degli ambulatori. “Lì si nasconde molta umanità – racconta – Si trovano gli sguardi, le espressioni, si ascoltano i pensieri. È un grande osservatorio democratico”. Sono i bambini, però, i suoi maestri più importanti. Da loro dice di aver imparato ciò che gli adulti tendono a perdere crescendo: la capacità di immaginare. “Prendono un temperamatite e lo trasformano in un camion, in un treno, in qualsiasi altra cosa. Sono artisti naturali, fanno ricerca continuamente, si fanno domande, partono dall’idea che tutto sia ancora da esplorare”.
La stessa attenzione che mette nel visitare un bambino la ritrova sul palco. Nessuna distanza, nessuna barriera, nemmeno il camice. “Le divise non mi sono mai piaciute – dice – Alla fine, sia da medico sia da artista, devi entrare in relazione profonda con chi hai davanti. Le competenze tecniche servono, ma poi è la relazione che fa camminare tutto il resto”.









