L’anno prossimo la Francia avrà di fronte a sé delle scelte politiche decisive. Da un lato c’è una destra nazionalista in espansione, sempre più vicina al mondo dell’imprenditoria, e che vuole arrivare al potere stigmatizzando l’immigrazione e gli stranieri. Il suo asso nella manica sono i referendum contro i migranti, che promettono di “ridare la parola al popolo”. Di fronte a questo scenario la sinistra esita, si divide, balbetta.

Per chiarire le sue posizioni e unire le forze in vista delle presidenziali del 2027, la sinistra deve proporre l’adozione tramite referendum di un’imposta di solidarietà nazionale sui miliardari e su chi ha patrimoni superiori ai 100 milioni di euro. Data la posta in gioco, è il modo migliore per risolvere la questione. La destra vuole dare la parola al popolo sull’identità e l’immigrazione. La sinistra deve fare lo stesso, ma ponendosi sul terreno della solidarietà e della giustizia. E mostrando che il discorso contro i migranti del Rassemblement national è solo uno specchietto per le allodole utile a dirottare la rabbia sociale e a difendere i ricchi.

Una proposta del genere permetterebbe di chiarire le scelte che abbiamo di fronte e di mettere la questione democratica al centro delle elezioni presidenziali. In Francia non si tiene un referendum dal 2005. La crisi dei gilet gialli avrebbe dovuto essere l’occasione per organizzarne uno. Ma nulla è stato fatto. È il momento di affidarsi ai cittadini e ridargli la parola su un tema fondamentale per la storia del paese dal 1789: l’uguaglianza.