La scelta del Comune di consentire alle cave di escavare fino al 20% di marmo in più è figlia del Piano regionale cave, dei PABE (approvati nel 2020/21) e del Regolamento per l’attribuzione dell’incremento delle quantità sostenibili (approvato nel 2025). Tutti provvedimenti sui quali, a suo tempo, abbiamo espresso giudizi fortemente negativi, sia sul piano più generale sia con specifiche osservazioni.
Aldilà del peccato originale, la decisione di utilizzare oggi la possibilità di incrementare le quantità sostenibili è una scelta profondamente sbagliata, piena di contraddizioni e persino poco utile per raggiungere l’obiettivo che intenderebbe ottenere, cioè più occupazione.
La prima macroscopica contraddizione sta nella dichiarazione che, in cambio dell’incremento, le aziende dovranno realizzare progetti per proteggere e curare l’ambiente. È chiaro che l’escavazione è di per sé un danno ambientale irreversibile che distrugge il paesaggio e consuma suolo; dunque, aumentando le quantità escavate non si fa altro che ferire di più la montagna: altro che proteggerla!
Se poi si intende che le aziende dovranno evitare di inquinare le sorgenti e portar via le terre di scavo, questo è già un loro obbligo, non certo un merito che debba essere premiato.








