Sulla competitività l’Europa arranca, stritolata nella morsa tra Stati Uniti e Cina. Ma mentre il ritardo su alcune tecnologie chiave come l’intelligenza artificiale e più in generale i servizi digitali nei confronti degli Stati Uniti è noto da tempo, il che naturalmente non significa che si sia fatto granché finora per rimetterci in carreggiata, quello con la Cina ci ha colto di sorpresa. Il rapporto presentato nei giorni scorsi a Bruxelles dall’Istituto per la Competitività (I-Com) certifica che anche in alcuni settori tradizionalmente di punta dell’industria europea, l’automotive e la farmaceutica, la posizione del vecchio continente si sta rapidamente deteriorando.
Nel primo, per la prima volta l’anno scorso le auto cinesi che hanno varcato i confini dell’Unione europea hanno superato la soglia del milione di unità. Ma il vantaggio competitivo della Cina non lo si vede solo nell’eccellente rapporto tra qualità e prezzo delle macchine che vende ma lo si rintraccia fin dai laboratori di ricerca con una quota ormai schiacciante di brevetti rispetto al resto del mondo in quasi tutti i filoni della mobilità sostenibile e dell’energia. Nei settori della geotermia, dell’energia marina, fotovoltaica, eolica, nucleare, trasmissione e/o distribuzione di elettricità, reti intelligenti e stoccaggio di energia, oltre il 50% dei brevetti rilasciati è di proprietà cinese.









