Il terreno risultato più fertile per la penetrazione cinese nel tessuto economico europeo è senza dubbio quello tecnologico. Ma ora che il problema è stato individuato e l’Europa si è destata, l’errore da non commettere è quello di avanzare in ordine sparso
L’Europa, che forse per la prima volta ha preso davvero coscienza del problema cinese, avrà certamente buoni propositi conditi di una certa aspettativa. Ma se vuole davvero arginare lo strapotere industriale del Dragone non deve commettere due errori. Primo, presentarsi al cospetto della Cina frammentata e disunita. Secondo, far finta di non capire dove e come Pechino ha allungato le mani in questi anni. E così, nei giorni in cui Bruxelles apre i negoziati con il Dragone per un riequilibrio commerciale che parte dal un disavanzo di 360 miliardi, un report del Mercator Institute può aiutare.
Primo problema, dove la Cina è penetrata, andando in profondità. “La spinta cinese a diventare leader globale in scienza, tecnologia e innovazione ha enormi implicazioni per l’Ue e i suoi Stati membri. Da un lato, Pechino si sta affermando come un forte concorrente nei settori industriali ad alta tecnologia e nella scienza innovativa, un tempo roccaforte degli attori europei. Le tecnologie digitali avanzate prodotte in Cina rappresentano inoltre un rischio crescente per le infrastrutture europee”.







