Un rapporto del Mercator Institute mette nero su bianco l’inarrestabile ascesa degli investimenti del Dragone nel Vecchio continente. Cresciuti solo lo scorso anno del 67%, ai massimi da otto anni. Per fortuna, però, a Bruxelles qualcosa si muove
C’è una ragione per cui l’Europa ha deciso, finalmente, di alzare un muro contro la Cina e la sua manifattura che tutto si mangia. Nelle stesse ore in cui a Bruxelles si lavora a una regolamentazione per obbligare le imprese europee ad acquistare non meno del 40% di materia prima o prodotti made in Europe, uno dei più autorevoli centri studi del Vecchio continente, la cui attività è proprio incentrata sul Dragone, il Mercator Institute for China Studies, dà contezza della presenza cinese in Europa. Ancora una volta troppo ingombrante.
Ebbene, gli investimenti diretti esteri cinesi in Europa sono aumentati per il secondo anno consecutivo, raggiungendo il livello più alto dal 2018. Nel 2025, sono cresciuti del 67%, arrivando a 16,8 miliardi di euro. La ripresa, secondo il Mercator, è stata trainata dalle operazioni di fusione e acquisizione, che hanno registrato un aumento dell’89% su base annua, raggiungendo i 7,9 miliardi di euro. Tuttavia, gli investimenti greenfield sono rimasti il principale canale per gli investimenti cinesi in Europa, con un incremento del 51%, arrivando al record di 8,9 miliardi di euro. Nel complesso, nel 2025, l’Europa ha rappresentato quasi un quarto degli investimenti diretti cinesi globali, rispetto al 17% del 2024.













