<p>Sono meno di quattro imprese ogni mille, ma<strong> valgono un quinto dell’economia italiana</strong>.
Le imprese a controllo estero rappresentano appena lo 0,4% del totale delle aziende attive nel Paese, eppure generano il 21% del fatturato nazionale, il 17,5% del valore aggiunto e oltre un terzo delle esportazioni.
Una <strong>presenza sempre più centrale per la competitività italiana</strong>, destinata a pesare ancora di più in uno scenario internazionale segnato da tensioni geopolitiche, riorganizzazione delle catene globali del valore e crescente competizione tra Paesi per attrarre capitali. </p> <p> </p> <p>È quanto emerge dal <strong>Rapporto 2026 dell’Osservatorio Imprese Estere</strong>, presentato nel corso dell’Annual Meeting del Gruppo Tecnico Confindustria Imprese Estere alla Luiss di Roma.
Lo studio, intitolato «Territori che attraggono.
Regioni, imprese e istituzioni per consolidare gli investimenti esteri», propone anche un cambio di prospettiva:<strong> misurare l’attrattività dell’Italia</strong> non solo attraverso i flussi annuali di investimenti diretti esteri, ma soprattutto dalla capacità di trasformare quei capitali in presenza produttiva stabile, ricerca, occupazione qualificata e sviluppo delle filiere. </p> <ul> <li><em>Leggi anche: <a href="https://www.milanofinanza.it/news/industria-italiana-alla-prova-dei-costi-produzione-stabile-a-giugno-ma-la-geopolitica-frena-la-202607011123557062" target="_blank">Industria italiana alla prova dei costi: produzione stabile a giugno ma la geopolitica frena la ripresa</a></em></li> </ul> <h2><strong>Quasi 19 mila imprese valgono 887 miliardi di fatturato</strong></h2> <p>Nel 2023 le<strong> imprese a controllo estero presenti in Italia</strong> sono salite a 18.825, con una crescita del 38,7% rispetto al 2014.








