C’è un tema di cui si parla troppo poco, nonostante esso sia strategico per il presente e il futuro del sistema produttivo nazionale. Stiamo parlando della capacità dell’Italia di attrarre e trattenere nel nostro Paese le multinazionali. Le imprese a capitale estero non sono solo portatrici di investimenti assai utili per la crescita, ma rappresentano anche una fonte d’innovazione, di competenze qualificate, di integrazione nelle catene globali del valore, di sostenibilità ambientale, finanziaria e sociale e di competitività.
È anche in questo modo che si rende l’Italia più protagonista sui mercati globali. Il Presidente di Confindustria Emanuele Orsini, intervenendo giovedì scorso alla Luiss in occasione della presentazione dell’ultimo Rapporto dell’Osservatorio Imprese Estere elaborato dal Gruppo Tecnico dell’Associazione guidato con grande determinazione da Barbara Cimmino, ha ricordato che è urgente ampliare le condizioni per aumentare gli investimenti nel nostro Paese. Egli ha ricordato anzitutto l’eccesso di burocrazia che costa all’Italia 80 miliardi all’anno e poi il prezzo troppo elevato dell’energia (prima voce di costo per molte aziende), le difficoltà dell’Europa ad incidere sull’andamento dei mercati internazionali sempre più condizionati dal protagonismo di Stati Uniti e Cina e la tendenza della Ue ad iper-normare, anziché a produrre.










