BOLZANO - In Val Gardena c'è un ragazzo che ha deciso di puntare molto in alto partendo da una baita piccola, isolata, a oltre duemila metri, sotto il Sassopiatto. Si chiama Tobias Demetz, fa il videomaker, e da anni documenta la vita dello zio Ulrich Senoner, 67 anni, un architetto che lavorava in Germania e che un giorno ha deciso di chiudere con un'esistenza diventata troppo stretta. È tornato tra le montagne della sua infanzia e ha scelto di arrangiarsi con il minimo possibile, in una casetta di legno senza acqua corrente e senza una vera rete elettrica. Da questa storia, che nata lontanissima dai red carpet e dalle giurie internazionali, Tobias vuole arrivare invece proprio lì: ai festival del cinema. «Ho iniziato da zero», racconta. E proprio questo, per lui, è il senso della sfida: dimostrare che anche da una vita ai margini, si può costruire un percorso cinematografico capace di farsi notare. Il progetto si chiama Malga Futura. All'inizio erano solo video girati per YouTube, poi mese dopo mese il materiale è diventato un documentario.

Le riprese Tobias ha cominciato a salire dallo zio nel 2020, quando quasi non lo conosceva. Nel novembre 2021 ha iniziato a filmarlo con continuità, nel febbraio 2022 il lavoro è diventato più serio: giorni interi passati lassù, telecamera in mano, freddo, fame, camminate nella neve, riprese quotidiane. Poi il progetto è cresciuto: l'audio è stato lavorato a Roma, allo studio Standard 23; la musica è stata registrata a Zurigo con una piccola orchestra ed è firmata dalla sorella Magdalena Demetz, compositrice; il colore è stato seguito a Cinecittà con Andrea Gargano. Dietro al racconto di quella baita, oggi, ci sono montaggio, suono, musica, post-produzione e anni di investimento personale. La storia, però, resta prima di tutto quella di Ulrich.Il protagonista Prima viveva a Berlino, con moglie e figli. Aveva studiato, lavorava, aveva una famiglia, ma da tempo coltivava un'idea diversa di esistenza, più ecologica, più essenziale. A un certo punto è tornato in Val Gardena e si è ricordato di quella baita tra le Dolomiti dove da bambino andava con i nonni. Lui l'ha trasformata nel centro di una vita radicale: legno, paglia sul tetto per isolare meglio, fuoco per riscaldarsi, orti, acqua da recuperare ogni giorno. Proprio l'acqua è uno dei problemi più grandi. D'estate c'è un piccolo ruscello, ma d'inverno cambia tutto. Arriva il gelo, la sorgente può ridursi, la neve da sciogliere non sempre è pulita perché assorbe la terra. Allora Ulrich spacca il ghiaccio, scava, cerca altri punti dove rifornirsi. È un lavoro da ripetere ogni giorno. Non una scelta poetica, ma una necessità: senza acqua non si cucina, non si vive. L'elettricità arriva da pannelli fotovoltaici, ma in quota brutto tempo e cavi che non funzionano possono lasciarlo per giorni senza luce e senza telefono. Per mangiare, Ulrich coltiva e raccoglie. Ha una dispensa scavata sotto terra che funziona come un frigo naturale, e ogni anno sperimenta nuovi modi per conservare gli alimenti. Ci sono patate, anche più di 200 chili in una stagione, e poi cavolo rapa, insalate, barbabietole, broccoli, cavolfiori, rape, carote, bietole, verze, cipollotti, zucchine, cetrioli, pomodori arrivati perfino a maturare rossi. Ha piantato anche alberi da frutto: meli, ciliegi, peri, albicocchi, sambuco, perfino kiwi. Nel bosco raccoglie bacche, radici, fiori, funghi, ortiche. In estate mangia più fresco, in inverno vive di ciò che è riuscito a mettere via. La stagione più difficile è marzo, quando le scorte dell'anno precedente si stanno esaurendo e la natura non ha ancora ricominciato davvero a offrire. Non va a caccia. Per le proteine, adesso, sono arrivate le galline: due uova al giorno, quando va bene, sono diventate una piccola rivoluzione. Le galline, racconta Tobias, una volta mangiavano dalla stessa ciotola dello zio. «Io non lo farei, però era una scena molto interessante». Il cibo, lassù, non è comfort ma nutrimento. Ulrich cucina quello che ha. Un giorno patate con uovo e olio, un altro zuppe di lenticchie, erbe, farina, bacche, semi. Una volta ha fritto cavallette che stavano mangiando l'orto. Ha provato anche le formiche: sanno di aceto, dice Tobias, che le ha assaggiate. Ma non c'è nessuna ricerca dell'estremo fine a se stesso. Ulrich cerca cibo che dia energia e richieda poco tempo. Non butta nulla. Se avanza qualcosa, si mangia il giorno dopo. Quando scende a valle e trova un kaiserschmarrn, una wiener schnitzel o un piatto preparato dalla madre di Tobias, mangia con un appetito che stupisce tutti. Anche il corpo si è adattato. Ulrich cammina scalzo anche d'inverno. All'inizio il freddo fa male, poi, racconta Tobias, dopo qualche minuto il dolore cambia, quasi sparisce se nessuno lo ricorda. I piedi sono diventati durissimi, «come una suola». È anche una questione pratica: mettere e togliere scarpe, asciugare calzini, camminare nel fango o nell'acqua complicherebbe tutto. Scalzo si bagnano solo i piedi. Questa vita ruvida e lenta, però, è diventata anche un racconto potente.Il progetto Sui social Malga Futura ha trovato un pubblico enorme: circa 100mila follower su Instagram, 125mila su Facebook, quasi 10mila su YouTube e, complessivamente, quasi 100 milioni di visualizzazioni tra le piattaforme. Numeri che per Tobias restano strani: «Noi vediamo solo cifre, non sembrano persone. Eppure ogni secondo qualcuno ci guarda». Ora il passo successivo è il cinema. Il titolo di lavoro era A Penny Weighs More Than a Soul, ma per partecipare alla selezione per la Mostra del cinema di Venezia Tobias ha pensato a un nome più diretto: Malga Futura. La storia di mio zio Ulrich, a 2.050 metri nelle Dolomiti. Un film di meno di 40 minuti. Per ora. Tobias è andato anche negli Stati Uniti, tra Los Angeles e San Francisco. Voleva vedere da vicino l'ambiente, prendere contatti, capire se un giorno la storia potesse diventare qualcosa di più grande, magari un lungometraggio. Hollywood è come un ottomila: forse lo scalerai, forse no. Ma conta il sentiero, la fatica, il fatto di provarci quando molti ti dicono che non è possibile, come lo dicevano allo zio Ulrich.