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Silvia M. C. Senette
La pellicola finanziata da Idm Alto Adige insieme ad una ventina di altre produzioni. Tra queste il nuovo documentario di Reinhold Messner sul Nanga Parbat
Il cinema altoatesino vive una stagione d’oro e si conferma laboratorio creativo capace di attrarre produzioni internazionali e di lanciare sguardi inediti sulla contemporaneità. A guidare questa nuova ondata di storie è Maura Delpero, la regista di Bolzano che nel 2024 ha incantato la critica mondiale con il film Vermiglio, conquistando il Leone d’Argento alla Mostra d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, quattro David di Donatello, la nomination ai Golden Globes e un posto nella shortlist di quindici film in corsa per l’Oscar come miglior Film Internazionale. A due anni da quel trionfo, la cineasta cresciuta a San Giacomo di Laives è pronta a tornare dietro la macchina da presa e alla scrittura con un nuovo film intitolato Klimt.
Un racconto familiareIl progetto ha appena ottenuto il sostegno alla pre-produzione da parte di Idm Alto Adige all’interno della seconda call del 2026, rientrando tra le eccellenze cinematografiche protette dal marchio territoriale. Scritto e diretto da Maura Delpero, che si è formata tra le università di Bologna, della Sorbona a Parigi e i corsi di drammaturgia a Buenos Aires, Klimt viene annunciato come una storia drammatica, profonda e intima. Abbandonate temporaneamente le atmosfere rurali della Val di Sole, la regista mette in scena un racconto familiare incentrato sulle vicende di tre persone dello stesso nucleo domestico: un’immersione psicologica ad alta tensione emotiva in cui i segreti e i legami di sangue si intrecciano inestricabilmente. Attraverso questo microcosmo affettivo, la pellicola promette di indagare le complesse dinamiche socioeconomiche e esistenziali della contemporaneità. La produzione è della società bolognese Cinedora, la stessa che ha creduto in Vermiglio fin dal principio.









