Dalla spoliazione dei terreni agricoli ai falsi testamenti, la cosca Bagnato di Roccabernarda colpita con una confisca da un milione.
ROCCABERNARDA – L’esecuzione dei provvedimenti definitivi di confisca contro la cosca Bagnato di Roccabernarda chiude il cerchio su un’articolata indagine condotta tra il 2017 e il 2019 dai carabinieri della Compagnia di Petilia Policastro e della Sezione di polizia giudiziaria della Procura di Catanzaro. Sotto il coordinamento della Dda di Catanzaro, l’inchiesta ha svelato i meccanismi di controllo del territorio, delineando i tratti tipici di una ‘ndrangheta rurale fortemente radicata e specializzata nell’appropriazione dei patrimoni fondiari.
Spoliazione sistematica dei terreni agricoli
L’operazione rappresenta lo sviluppo investigativo dell’inchiesta “Trigarium” del luglio 2018. In quel primo filone, considerato il processo madre, il capocosca Antonio Santo Bagnato è stato condannato a 24 anni di reclusione. In questo secondo procedimento, incentrato sulla sistematica spoliazione dei terreni agricoli, lo stesso esponente di vertice del clan ha rimediato un’ulteriore condanna a 15 anni e 2 mesi di reclusione. I reati contestati a vario titolo vanno dall’estorsione con l’aggravante mafiosa all’invasione di terreni, fino al trasferimento fraudolento di valori e alla falsità ideologica e materiale.






