Cinque condanne nel processo al clan Bagnato per il monopolio sui lavori del Comune di Roccabernarda, ma le più alte sono per i due pentiti
ROCCABERNARDA – Tra le cinque condanne disposte dal gup distrettuale di Catanzaro nel processo alla cosca Bagnato di Roccabernarda, quelle più alte sono per i pentiti. È il dato che più balza all’attenzione, se si esamina il dispositivo pronunciato dal giudice Mario Santoemma al termine del processo scaturito dell’inchiesta che avrebbe fatto luce sul monopolio della cosca sui lavori al Comune del piccolo centro del Crotonese.
La sentenza
In particolare, il giudice ha condannato a 4 anni di reclusione il boss Santo Antonio Bagnato. Per lui il pm Antimafia Pasquale Mandolfino aveva chiesto 9 anni e 6 mesi. Ma il giudice ha stabilito che per il reato di associazione mafiosa si applica il principio del ne bis in idem, essendo stato Bagnato già condannato nel processo Trigarium per lo stesso reato. La pena per il fratello Gianfranco Bagnato è di 4 anni e 4 mesi. Pena di 4 anni anche per l’imprenditore Antonio Lonetto, considerato l’imprenditore di riferimento della cosca. Tutti gli appalti dell’illuminazione pubblica erano gestiti dal clan, secondo l’accusa, tramite l’impresa di Lonetto. In meno di dieci anni Lonetto si sarebbe aggiudicato oltre 100 appalti. Per sbaragliare la concorrenza, il clan non avrebbe esitato a compiere danneggiamenti e intimidazioni, anche nei confronti dell’ex sindaco Nicola Bilotta e dei suoi familiari.









