Giorni fa un esponente politico nazionale mi ha posto una domanda semplice: “Di fronte al susseguirsi di accoltellamenti e aggressioni che interessano la nostra città, cosa bisognerebbe fare concretamente?”. Non faceva retorica. La sua domanda era sinceramente orientata a capire cosa fare, ben oltre le polemiche che seguono ogni episodio. E la rivolgeva a chi ha trascorso l’intera vita professionale tra Questure e territori difficili.
Non gli interessavano le discussioni infinite, i confronti televisivi, le accuse reciproche, in cui molti discettano senza approdare a un risultato: lui chiedeva semplicemente cosa fare. Gli devo una risposta e lo farò come piace a me: in maniera operativa, certo, ma senza rinunciare a una riflessione rivolta alla politica.
Chi sostiene che bastino più pattuglie racconta una verità parziale. Chi sostiene che bastino gli interventi sociali racconta una verità altrettanto parziale. La sicurezza è una materia troppo seria e complessa per essere affidata alle semplificazioni. Quando un quartiere o una zona urbana diventano teatro abituale di accoltellamenti, aggressioni e spaccio, la prima esigenza è ristabilire immediatamente una presenza visibile delle istituzioni.








