La notizia è nella foto pubblicata sui profili social del presidente della Regione del Veneto: Alberto Stefani in visita a casa di Cristina Gheller assieme alla consigliera regionale di Avs Elena Ostanel. Cristina è la sorella di Stefano Gheller, la prima persona ad aver ottenuto l’autorizzazione al “suicidio assistito” in Veneto (e la seconda in Italia), anche se poi non ne ha fatto ricorso. Affetto da una grave forma di distrofia muscolare, Gheller è morto il 22 febbraio 2024, poco più di un mese dopo la clamorosa bocciatura in consiglio regionale, per un solo voto, della legge popolare sul fine vita. Cristina aveva poi presentato a palazzo Ferro Fini il documentario sul fratello, “Lasciatemi morire ridendo”, ma il governatore non c’era. In quella occasione si era riproposto il tema della legge popolare che entro il 14 luglio dovrà arrivare in aula. Ecco perché la visita di Stefani a casa di Cristina Gheller, tra l’altro affetta della stessa malattia del fratello e prima di lui della madre, scuote il Palazzo: stavolta sarà approvata la norma sul fine vita? E quale? Quella popolare o quella su cui sta lavorando il presidente del gruppo Stefani Presidente, Matteo Pressi?

IL MESSAGGIO La visita risale a lunedì mattina, ma è stata resta nota ieri. Sui social il governatore ha scritto: «Ci sono questioni che richiedono confronti e dialoghi in carne e ossa. E ogni risposta merita rispetto e attenzione, specie da parte di chi ha assunto responsabilità amministrative. Con questa convinzione, ho accettato l’invito della consigliera Elena Ostanel e ho incontrato Cristina Gheller, sorella di Stefano, affetta come suo fratello prima di lei, da una gravissima malattia degenerativa. Il colloquio è stato proficuo. Abbiamo parlato a lungo delle cose belle della vita, ma anche di dolore e di speranza. Temi difficili, che non accettano slogan, semplificazioni o frasi di circostanza. Ho condiviso con lei idee e opinioni, con un confronto umano, franco, sincero ed utile». Tra i primi commenti, quello di Cristina Gheller “cry_scorpioncina75”: «Ancora grazie Presidente Stefani, di essere venuto a casa mia a parlare con me, di un tema così importante e di avermi ascoltata a cuore aperto» Poi, raggiunta telefonicamente, Cristina, dopo aver ringraziato Elena Ostanel, si è detta fiduciosa: «Forse stavolta la legge sarà approvata, al presidente ho raccontato sia di mia mamma che è rimasta allettata per vent’anni con la tracheotomia e la ventilazione meccanica H24, che di Stefano. L’ho trovato partecipe, ho avvertito che anche lui vorrebbe approvare una legge sul fine vita». Il punto è: che tipo di legge? IL CONFRONTO Dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha sì mantenuto in vita, ma anche svuotato la legge della Regione Toscana, a Palazzo Ferro Fini è in corso una duplice attività: da un lato gli emendamenti alla proposta Coscioni, dall’altro la scrittura di un nuovo testo di cui si sta occupando il leghista veronese Pressi. In entrambi i casi, causa appunto Consulta, sparirà qualsiasi riferimento alla tempistica, che poi era quello che chiedevano i malati: avere certezza sui tempi di risposta da parte dell’Ulss quando si chiede di accedere al suicidio medicalmente assistito. Di questo tema dovrebbe occuparsi il Parlamento nazionale, ma in assenza di una legge statale le Regioni possono dare una cornice alle proprie Ulss, ad esempio stabilendo la composizione delle Commissioni mediche. Anche perché, come ripete spesso il presidente del consiglio regionale Luca Zaia (che nel 2024 votò a favore), il fine vita in Italia è già possibile con i criteri dettati dalla Consulta.Cosa succederà allora? Entro il 14 luglio la proposta popolare, la cosiddetta Coscioni, dovrà necessariamente essere iscritta all’ordine del consiglio regionale, ma siccome le ultime sedute di luglio saranno dedicate al rendiconto e all’assestamento di bilancio, si andrà a settembre. A occuparsi già degli emendamenti, in accordo con il comitato Liberi Subito, è Ostanel: «La sentenza della Corte esiste, ma serve una procedura regionale certa perché quel diritto sia pienamente riconosciuto. Serve una commissione medica permanente. Serve che i pazienti ricevano informazioni chiare e tempestive, anche sulle cure palliative, che devono essere garantite ma non contrapposte alla richiesta che alcune persone avanzano, perché per loro quelle cure non sono sufficienti». Il testo base in fase di preparazione da parte della maggioranza, invece, insiste proprio sulle cure palliative, oltre ad essere squisitamente tecnico, il che potrebbe portare i più scettici (FdI, ma non solo), ad astenersi. O l’una o l’altra legge, stavolta passerebbe.