VENEZIA - Il giorno dopo la proiezione del docufilm sull’attivista Stefano Gheller, a cui non aveva assistito, il governatore Alberto Stefani ha parlato del fine vita. Un tema che entro il 15 luglio sarà incardinato a Palazzo Ferro Fini, con la discussione sul testo depositato dal comitato Liberi Subito e sostenuto da oltre 9.000 firme, ma che secondo l’alfiere della Lega non è lo strumento legislativo più corretto: «Fare una legge regionale, sapendo che verrà impugnata viste le pronunce della Corte Costituzionale, significa vendere fumo ai cittadini. Piuttosto mandiamo in Parlamento una proposta di legge statale di iniziativa regionale». Così l’opposizione, da Giovanni Manildo (Partito Democratico) a Elena Ostanel (Alleanza Verdi Sinistra), è tornata ad incalzarlo: «Siccome in aula arriveremo al voto, il presidente dica come la pensa».
Stefani ne ha fatto una questione di opportunità: «Noi dobbiamo essere concreti. Abbiamo visto che la legge regionale toscana sul fine vita è stata impugnata e poi smontata in parte dalla Corte Costituzionale. È impensabile pensare che una legge regionale sul fine vita possa determinare una disciplina solo qui in Veneto. Sarebbe come pensare di fare una legge sulla legittima difesa che vale solo in Veneto. Noi dobbiamo pensare che iniziative come questa, non lo dico io, lo dice la Corte Costituzionale, debbano trovare un’uniformità, e il Parlamento tra l'altro nei prossimi mesi dovrà intervenire in questo senso». L’approdo del disegno di legge statale al Senato è fissato per il 3 giugno. L’idea di Stefani è che il Veneto, magari in parallelo ad altre Regioni, possa pungolare le Camere, attraverso una proposta che nelle sue intenzioni dovrà arrivare non dalla Giunta bensì dal Consiglio, «per disciplinare solamente gli aspetti organizzativi, non termini e obblighi come vorrebbe la petizione».









