Accelerare l'iter della legge sul fine vita. Ma accelerarlo a tal punto, da mandare il testo a schiantarsi e togliere il tema dall'agenda politica. Sembra questa la tattica scelta al Senato da Fratelli d'Italia e Lega, con l'obiettivo di troncare sul nascere il tentativo di Forza Italia di aprire un dialogo con le opposizioni sulla materia. Un'apertura al confronto, quella dei forzisti, fatta in nome della vera o presunta ‘svolta liberale' del partito, invocata da Marina Berlusconi. E guardata con sospetto dagli alleati di governo, in un periodo nel quale nei corridoi di palazzo si parla e straparla di possibili scenari da grande coalizione, post elezioni politiche.
Martedì 12 maggio, al termine della riunione dei capigruppo, la presidente dei senatori forzisti Stefania Craxi esultava per la decisione – votata all'unanimità – di portare finalmente in aula il 3 giugno prossimo, dopo mesi di stallo, la legge sul fine vita. "È un atto di civiltà che la politica metta mano a una legge, che speriamo di poter condividere anche con l’opposizione" diceva Craxi, parlando della calendarizzazione della discussione come di una "vittoria per Forza Italia".
Ventiquattro ore dopo, però, i toni sono decisamente cambiati, tanto che La Stampa e Il Fatto Quotidiano riportano la cronaca di un accesa discussione tra la stessa Craxi e i colleghi leghisti, in una sala di palazzo Madama, poco prima dell'arrivo di Meloni in aula per il premier time. Cosa è successo nel frattempo? È successo che i partiti della maggioranza hanno scoperto (o hanno finto di scoprire) di essere sì d'accordo sull'idea di portare il disegno di legge sul fine vita presto al voto in aula, ma di non concordare su quale testo portarci.











