Si apre uno spiraglio per il fine vita, il dossier impantanato da mesi nelle secche di Palazzo Madama. Il disegno di legge approderà nell’Aula del Senato il 3 giugno. Lo ha deciso all’unanimità la conferenza dei capigruppo, accogliendo la richiesta avanzata dal Pd e sostenuta dalle opposizioni. La mediazione è arrivata dal presidente del Senato Ignazio La Russa: ancora una ventina di giorni alle commissioni Giustizia e Sanità per provare a chiudere un testo condiviso, poi il provvedimento arriverà comunque in Assemblea.

Il primo vero sblocco, però, non sgombra il campo dalla domanda: con quale testo si andrà in Aula? Per il Pd, se la commissione non troverà un accordo, si dovrà votare il ddl Bazoli, sottoscritto dalle opposizioni e già frutto di una mediazione che aveva incassato il sì di Montecitorio nella scorsa legislatura. Per Forza Italia, invece, quella è «un’ipotesi puramente scolastica». La linea che filtra a Open è netta: «È escluso che sia quel testo ad arrivare in Aula. E anche se fosse, non lo voteremmo. Neppure a scrutinio segreto». Proprio il voto segreto è una delle carte che il Pd valuta per provare a stanare gli azzurri: «Libera le persone e consente di esprimersi secondo coscienza», sottolineano i dem. Per i forzisti, dunque, si riparte dal testo di maggioranza dei relatori Pierantonio Zanettin, di FI, e Ignazio Zullo, di FdI. Provando a modificarlo, anche sul nodo più delicato: il coinvolgimento del Servizio sanitario nazionale.