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Ultimo aggiornamento: 21:01
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Il prossimo 3 giugno l’Aula del Senato inizierà a discutere la proposta di legge sul fine vita. Quale, però, non è ancora dato saperlo. È questo l’esito della conferenza dei capigruppo svolta martedì pomeriggio, che ha riaperto un dossier fermo da quasi un anno. Le opposizioni chiedevano di portare in assemblea il loro testo unitario, a prima firma del senatore Pd Alfredo Bazoli, alternativo al testo base dei relatori, Pierantonio Zanettin di Forza Italia e Ignazio Zullo di Fratelli d’Italia, approvato lo scorso luglio nelle Commissioni riunite Giustizia e Affari sociali. uest’ultima proposta è contestata dal centrosinistra, in quanto esclude il Servizio sanitario nazionale dalle procedure di suicidio assistito (che quindi potrebbero essere svolte solo da cliniche private) affidando il giudizio sui requisiti per l’accesso a un “Comitato nazionale di valutazione” composto da sette membri nominati dal presidente del Consiglio. Non solo, ma il testo di maggioranza restringe uno dei requisiti individuati dalla Corte costituzionale nel caso Dj Fabo/Cappato, quello per cui il paziente dev’essere “tenuto in vita da trattamenti sanitari di sostegno vitale“: nella proposta Zanettin-Zullo si parla invece di “trattamenti sostitutivi di funzioni vitali“. In sostanza, spiega il dem Bazoli, “si limita l’accesso al fine vita a chi è attaccato a una macchina“, in contrasto con l’interpretazione data dalla stessa Consulta.










