Roma, 12 mag. (askanews) – Per una volta l’esito non era scontato. E a pesare è stata anche la mediazione tra maggioranza e opposizione del presidente del Senato Ignazio La Russa sulla necessità di fissare una “data certa” per l’approdo in aula di una tematica come quella del fine vita. La capigruppo di Palazzo Madama ha dunque accolto la richiesta dei gruppi di minoranza, partita per iniziativa del Pd, e la decisione è stata alla fine assunta all’unanimità: il 3 giugno inizierà l’esame dell’assemblea.

Non solo. Nel caso in cui, nelle commissioni Giustizia e Affari sociali, non si dovesse raggiungere un’intesa su un testo entro quella data, il Pd ha ottenuto che in aula giunga la Pdl del dem Alfredo Bazoli. Una decisione che impone ai partiti di uscire dalle dinamiche che sinora, tra false partenze e rinvii, hanno ostacolato il via libera in questa legislatura a una legge nazionale sul fine vita. Con ritmi scanditi, nel Paese, da sentenze di tribunali e leggi regionali (puntualmente impugnate dal governo).

All’esame delle commissioni c’è il testo dei relatori Pierantonio Zanettin (Fi) e Ignazio Zullo (Fdi) che incontra la netta contrarietà dei partiti di minoranza perchè “restrittivo” rispetto ai confini tracciati dalla Consulta che, inascoltata, in questi anni ha sollecitato il parlamento a intervenire. E’ un ‘nodo’ fondamentale il fatto che la proposta Zanettin-Zullo escluda il servizio sanitario nazionale, su cui soprattutto Fratelli d’Italia non sembra intenzionata a fare marcia indietro. Difficile ipotizzare che si possa convergere sul testo del centrodestra senza passi avanti significativi su questo (per le opposizioni il Ssn è una “priorità”) e altri aspetti come lo stop al suicidio assistito per pazienti non sottoposti a un trattamento sostitutivo di funzioni vitali.