Seguire i soldi, ovvero “follow the money”. Nelle parole di Giovanni Falcone un’eredità che ha tracciato la strada da seguire: colpire i patrimoni delle organizzazioni criminali per minarne il potere. Un percorso nel quale i beni confiscati alle mafie sono un passaggio fondamentale: se ne è parlato ieri al Senato, alla presentazione del rapporto “Dal male al bene: come trasformare i beni sottratti alle mafie. Analisi, stime e prospettive” realizzato dalla fondazione Eurispes. Secondo le stime di Transcrime, le attività illegali in Italia producono circa l’1,7% del Pil nazionale, pari a circa 25,7 miliardi di euro: tra gli 8 e 13 i miliardi sono riconducibili direttamente alle mafie. La Banca d’Italia, con stime più ampie, colloca l’economia criminale complessiva al 10,9% del Pil, tra 138 e 150 miliardi di euro. Le confische rappresentano un notevole colpo inferto a questa economia. Sono oltre 47mila i beni immobili e le aziende oggetto di confisca sull’intero territorio nazionale, ma solo uno su due (il 52,2%) ha concluso il percorso di destinazione. Il valore totale supera i 4,6 miliardi di euro: allargando invece l'analisi all'intero patrimonio sequestrato e confiscato, comprendendo partecipazioni societarie, beni mobili registrati, disponibilità finanziarie e altri cespiti patrimoniali, «il valore complessivo raggiunge una stima compresa tra 30 e 40 miliardi di euro» si legge nella ricerca.
I beni confiscati alle mafie valgono 40 miliardi: solo la metà è destinata
Seguire i soldi, ovvero “follow the money”. Nelle parole di Giovanni Falcone un’eredità che ha tracciato la strada da seguire: colpire i patrimoni delle organizzazioni...









