Follow the money, diceva Giovanni Falcone per spiegare il suo metodo d’indagine rivoluzionario: combattere la mafia partendo dalla tracciabilità dei flussi finanziari e non solo dai fatti di sangue. I soldi, in fondo, sono alla base di tutto e il nuovo terreno di scontro nell’infuocata campagna referendaria passa anche dalle spese dei vari comitati in campo. Seguendo il flusso di denaro chissà che non si trovi qualche contatto tra donatore e magistrati: senza scomodare i clan e la criminalità, il rischio di un potenziale conflitto d’interessi tra accusa e accusato è dietro l’angolo. E può minare l’imparzialità di un magistrato del Comitato del No che si dovesse trovare in tribunale un suo “sostenitore” pagante. Peccato che alla richiesta del Parlamento di fare chiarezza sulle risorse impiegate, l’Anm abbia opposto un categorico rifiuto. Niente chiarezza, nessuna spesa da dichiarare. «Il Comitato del No è un soggetto autonomo», ha risposto Cesare Parodi, presidente dell’Anm, alimentando però ancora di più il sospetto di voler nascondere qualcosa. Insomma, non bastava la polemica tra il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che ha parlato di un sistema para-mafioso che condiziona il Csm, e le toghe (rosse) indignate. Ora si è aperto il fronte economico e si combatte a suon di lettere.
L'Anm nasconde la lista dei finanziatori: il pesante sospetto sulle toghe rosse | Libero Quotidiano.it
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