Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiLa Corte Suprema degli Stati Uniti il 30 giugno ha bocciato l'iniziativa del presidente Donald Trump che aveva l’obiettivo di revocare il diritto universale alla cittadinanza statunitense per i bambini nati nel Paese.
Il presidente della Corte Suprema, John G. Roberts Jr. ha spiegato che l'ordine esecutivo di Trump violava il XIV Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti ratificato dopo la Guerra Civile. I bambini nati negli Stati Uniti da genitori senza documenti o da genitori presenti temporaneamente nel Paese, ha scritto, sono cittadini fin dalla nascita.
«La cittadinanza, allora come oggi, era il diritto ad avere diritti, a partecipare liberamente alla nostra comunità politica», ha scritto Roberts. «Gli estensori del Quattordicesimo Emendamento hanno esteso quella promessa a «ogni persona nata libera in questa terra». Ha poi aggiunto: «Oggi manteniamo quella promessa».
Il provvedimento è significativo anche per le sue implicazioni sociali, politiche ed economiche. Dal punto di vista pratico si stima che una sentenza favorevole all'Amministrazione Trump avrebbe portato alla revoca della cittadinanza a 250.000 bambini nati negli Stati Uniti ogni anno, alcuni dei quali sarebbero divenuti apolidi.Dal punto di vista economico si disinnescano gravi conseguenze: diverse ricerche avevano infatti dimostrato che l'accesso alla cittadinanza fin dalla nascita, in genere, migliora il livello di istruzione raggiunto nel corso della vita e aumenta il potenziale di reddito dei figli degli immigrati. L'esperienza dei paesi che non riconoscono questo diritto, tra cui la maggior parte degli Stati europei, mostra come negare la cittadinanza possa rendere più difficile l'integrazione delle famiglie immigrante nei loro nuovi Paesi di adozione.










