Tra veti incrociati, assenza di un accordo nella maggioranza sulle preferenze e caos treni, torna a rallentare la corsa della legge elettorale. Il turbo messo dalla destra si blocca ma non le polemiche interne. Così, tra motivi ufficiali e trattative politiche in corso, l’approdo del Bignami bis nell’aula della Camera slitta al 14 luglio. “Vogliamo fare le cose fatte bene, senza fretta”, fanno sapere i meloniani. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani spiega che la motivazione è dovuta ai disagi ferroviari che creano “difficoltà ad arrivare a Roma”. Ma il collega ministro dei Trasporti replica seccato: “Questa è nuova, ci sono cantieri programmati” ma “deputati e senatori riusciranno a raggiungere il loro luogo di lavoro”, taglia corto Matteo Salvini.

È la conferenza dei capigruppo a certificare la frenata: “Il presidente della Camera nell’annunciare la data ha fatto riferimento alla situazione complicata dei trasporti la prossima settimana, ma su questo io non so dirvi… citofonate Salvini“, scherza al termine della riunione la capogruppo Pd Chiara Braga. “Il motivo dello slittamento dell’inizio dei voti per la legge elettorale è stato ufficialmente presentato come un disagio nei trasporti ma a me sembra che il disagio sia in maggioranza più che altro. Un disagio tutto politico e non infrastrutturale, a meno che disagio nei trasporti sia un sinonimo di Salvini”, le fa eco il leader di +Europa Riccardo Magi. Sceglie l’ironia la capogruppo di Avs Luana Zanella: “Abbiamo noleggiato delle mongolfiere”, scherza.