La mail anonima mandata agli inquirenti a Pasqua con i nomi degli attentatori, il messaggio furioso del boss del clan per la sciocchezza fatta. Tutti gli elementi nell’ordinanza che portano altrove

L’unica certezza della Dda di Roma è che non sia stata la camorra ad ordinare l’attentato contro il giornalista e conduttore Rai Sigfrido Ranucci. La caccia al vero mandante però è in corso e gli inquirenti stanno già seguendo una pista ritenuta molto attendibile, e attenderanno gli interrogatori degli esecutori materiali dell’attentato del 16 ottobre scorso prima di procedere. La capillare indagine coordinata dalla Procura di Roma e condotta dal Nucleo Investigativo di Roma e dal Comando Provinciale dei Carabinieri ha portato in carcere gli esecutori dell’attentato dinamitardo: Antonio Passariello, Saverio Mutone e Pellegrino D’Avino e posto ai domiciliari Marika de Filippis.

L’intercettazione ambientale in auto che diventa la confessione dell’attentato

Nelle 128 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal Gip romano Iole Dorica accogliendo in parte le richieste del sostituto procuratore della Dda di Roma, Carlo Villani (nel frattempo promosso procuratore a Velletri) sono le intercettazioni telefoniche e ambientali sul sodalizio criminale ad avere convinto gli inquirenti che non fosse la camorra ad avere ordinato l’attentato, come invece per lungo tempo si era creduto anche perché gli esecutori erano arrivati dalla Campania a bordo di una Fiat 500X nera e lì erano tornati la sera stessa dell’esplosione sotto casa Ranucci. Quella fondamentale è avvenuta in auto il 24 marzo 2026 alle ore 16:19. Antonio Passariello, arrestato tra gli esecutori, si vanta con tal Davide Netti della propria caratura criminale, elencando una serie di azioni delittuose compiute negli ultimi tempi, tra cui una gambizzazione a Milano e «il fatto di Ranucci». Dice proprio così, attribuendosi la paternità del gesto e aggiungendo: «due, tre machine saltarono… dissero che dentro vi era anche la figlia… ma quando mai… stavamo da due ore li…». Non solo ma nella conversazione viene chiarito che non si trattava di «un regalo» («Io i regali non lo faccio»), bensì «per un piacere» fatto a qualcuno, senza specificare chi.