Il conflitto in Iran non ha avuto un forte impatto solo sul petrolio, ma anche sull’idrogeno: circa un terzo della produzione globale (100 milioni di tonnellate nel 2025) arriva infatti dal Medio Oriente. Allo stesso tempo la guerra ha riacceso il dibattito sulla necessità di spingere sul cosiddetto idrogeno verde, quello per la cui produzione non è necessario l’utilizzo di gas naturale. “L’attuale crisi - ha spiegato Fatih Birol, il direttore esecutivo dell’International energy agency (Iea) che di recente pubblicato l’edizione 2026 della Global hydrogen review - ha evidenziato quanto le economie di tutto il mondo dipendano dal commercio di prodotti a base di idrogeno, dai fertilizzanti ai carburanti e alle materie prime industriali, e il ruolo significativo del Medio Oriente in queste catene di approvvigionamento. I Paesi sono alla ricerca di modi per rendere i propri sistemi energetici più resilienti e diversificati. L’idrogeno a basse emissioni può svolgere un ruolo importante in questi sforzi nel tempo, ma saranno necessari un maggiore sostegno politico e una diffusione molto più rapida prima che possa dare un contributo significativo su larga scala”.
L’ostacolo principale è rappresentato dalla ridotta capacità globale che, ad oggi, riesce a garantire solo l’1% dell’idrogeno totale, a cui si va ad aggiungere un altro 2% circa di idrogeno blu, che viene prodotto da combustibili fossili ma con la cattura di CO2.






