Cinquantotto anni, ucraino con passaporto cipriota, dominus di un impero immobiliare, industriale e vitivinicolo multimilionario, paria in patria dopo le sanzioni ordinate da Volodymyr Zelensky a causa dei suoi affari nella Crimea occupata dall'esercito russo. L'oligarca di Kiev Vadim Ermolaev sta lottando in queste ore fra la vita e la morte, dopo essere rimasto vittima della deflagrazione di un ordigno appositamente piazzato davanti a un edificio residenziale nel Principato di Monaco. È qui, infatti, che Vadim ha trovato ospitalità dall'inizio del conflitto in Ucraina entrando nel club del 'Battaglione di Monaco', espressione con cui i servizi segreti ucraini identificano gli oligarchi stabilitisi in Costa Azzurra per sfuggire alle inchieste dell'Ufficio investigativo statale. Un blitz mirato che marca un precedente inedito nella storia del Principato e su cui, secondo i media francesi, aleggia lo spettro di un possibile regolamento di conti.

Nel 2021, prima dell'invasione russa, Forbes ha inserito Ermolaev fra i 45 uomini più ricchi del suo Paese, stimando un capitale di 220 milioni di dollari. Descritto dalla stampa ucraina come "colui che ha cambiato il volto di Dnipro", l'oligarca ha costruito la prima fetta della sua fortuna lanciando progetti immobiliari su larga scala nella sua città d'origine, costruendo grattacieli, centri commerciali e complessi residenziali. Dopo gli affari chiusi nel mattone, ha diversificato i suoi profitti, investendo nella produzione di acciaio, nella costruzione di cliniche dentistiche e, soprattutto, imponendosi come uno dei principali attori nazionali nel commercio di vino e liquori prodotti in Crimea.