Entrata in vigore oggi, il 1° luglio, la nuova Ethnic Unity and Progress Promotion Law trasforma in obblighi giuridici politiche già sperimentate nei confronti delle minoranze etniche. La norma rafforza il legame tra identità nazionale, sicurezza dello Stato e ruolo del Partito, estendendo la propria portata anche oltre i confini della Cina

Con l’entrata in vigore della Ethnic Unity and Progress Promotion Law, la leadership cinese ha compiuto un ulteriore passo nella costruzione del modello politico promosso dal leader Xi Jinping negli ultimi anni. La legge vieta gli atti che “minano l’unità etnica” o alimentano divisioni tra i 56 gruppi etnici ufficialmente riconosciuti, imponendo allo stesso tempo nuovi obblighi a scuole, amministrazioni pubbliche, istituzioni culturali e famiglie affinché promuovano un’identità nazionale fondata sulla lingua comune, sulla lealtà al Partito comunista e sul senso di appartenenza alla “comunità della nazione cinese”.

Nel discorso pronunciato in occasione del 105° anniversario della fondazione del Partito comunista, Xi ha confermato la centralità della nuova normativa, invitando tutti i membri del Partito a rafforzare l’unità tra i gruppi etnici. Il richiamo del leader cinese suggerisce che la legge rappresenta un tassello di una strategia politica più ampia.