Roma, 1 lug. (askanews) – E’ entrata in vigore oggi in Cina una nuova legge sulla “unità etnica”, che secondo Pechino punta a rafforzare la coesione nazionale, ma che ha sollevato critiche e preoccupazioni tra governi democratici, parlamentari stranieri e organizzazioni per i diritti umani per il possibile impatto sulle minoranze e per la sua portata extraterritoriale. Lo riferisce oggi Nikkei Asia.
La Legge sulla promozione dell’unità e del progresso etnico, basata sul pensiero del presidente Xi Jinping sulle minoranze, era stata approvata a marzo dall’Assemblea nazionale del popolo. Composta da un preambolo e 65 articoli, la legge mira a “forgiare una coscienza comune della comunità della nazione cinese”, secondo Chen Ruifeng, viceministro del dipartimento del Fronte unito del Comitato centrale del Partito comunista cinese e direttore della Commissione nazionale per gli affari etnici.
Chen ha affermato che la normativa riprende le “esperienze di successo” delle politiche del governo sulle minoranze per definire posizione politica, compiti e direzione degli affari etnici nella “nuova era”, espressione usata dal Partito comunista cinese per indicare la fase della leadership di Xi.
I critici sostengono invece che la legge conferisca legittimità giuridica a politiche già esistenti che comprimono i diritti delle minoranze su lingua, cultura e tradizioni, e che metta le autorità cinesi nelle condizioni di applicarla anche oltre i confini nazionali.











