È scisma tra la Chiesa cattolica e la Fraternità Sacerdotale San Pio X (Lefebvriani). Fanpage.it ha intervistato il teologo Andrea Grillo, che chiede al Papa di superare la lotta tra tradizionalisti e modernisti per evitare nuove rotture.

I lefebvriani consacrano 4 nuovi vescovi nel seminario di Econe in Svizzera

Si sta consumando in queste ore un nuovo scisma nella Chiesa cattolica in seguito all’ordinazione di quattro nuovi vescovi senza autorizzazione del Papa da parte della Fraternità San Pio X (Lefebvriani): vescovi, sacerdoti, migliaia di fedeli, quindi, sono di nuovo fuori dalla comunione con Roma. Fanpage.it ha intervistato il teologo Andrea Grillo, professore ordinario di teologia sacramentaria presso la Facoltà Teologica del Pontificio Ateneo S. Anselmo di Roma, esperto della storia della Fraternità San Pio X.

La Santa Sede ha fatto molti passi avanti negli ultimi anni per riappacificarsi con la Fraternità. Dall’altra parte, però, c’è stata spesso rigidità… Lo scisma che si consuma oggi non deve essere sopravvalutato, perché di fatto non introduce nulla di veramente nuovo. Dal 1988 la Fraternità San Pio X è di fatto scomunicata, nonostante i tentativi di riaggancio intrapresi anche da Papa Benedetto XVI. Non c'è mai stata una vera riconciliazione. Ovviamente le cose diventano ancora più chiare nel momento in cui, contro Roma, la stessa Fraternità – che aveva ordinato i vescovi nel 1988, ed era per questo entrata in collisione e in uno stato di scomunica con la Chiesa – ordina altri quattro nuovi vescovi. Questo, più o meno, conferma un fatto che è già in atto. Sono stati fatti dei tentativi di riconciliazione già dagli anni Novanta, ma soprattutto a partire dal 2007 dopo il Motu Proprio di papa Benedetto XVI, che di fatto ha introdotto nel cattolicesimo in comunione con Roma un principio dei lefebvriani: il fatto che si possa essere in comunione con Roma non accettandone la riforma liturgica. Questo è il precedente grave del cattolicesimo romano, del cattolicesimo che voleva dialogare con i lefebvriani a costo di perdere la riforma liturgica. Papa Francesco dopo qualche anno di attesa ha superato quell'impostazione. Di fatto, dal 2007 a oggi, molte comunità sono state disorientate perché si è detto loro: "Se voi volete, potete celebrare con il rito del Concilio di Trento (il rito tridentino), ma non perdete la comunione con Roma".