di
Anna Maria Catano
Il committente? Francese. L'architetta? Milanese? Le maestranze? il meglio del luogo. Praticamente un'operazione di recupero a regola d'arte
Quando il restauro è rinascita. Carpentieri, mobilieri, ceramisti, designer: una rete di artigiani e maestranze che stanno rivitalizzando una delle zone più aride dell’estremo sud della Sicilia. Tutto a km zero, secondo i principi della bioarchitettura. Mestieri e saperi antichi di un territorio che prova a rinnovarsi. Le campagne di Scicli, le terre del commissario Montalbano, sono patrimonio Unesco dal 2002. I primi progetti di riqualificazione furono avviati vent'anni fa: tra questi alcuni palazzi del centro storico. Residenze nobiliari, capolavori del barocco siculo, finalmente ristrutturati. Nel mezzo delle campagne iblee c’era anche un rudere vetusto, caduto da decenni in rovina. Da quelle alture, però, la vista è magnifica e quelle pietre abbandonate sì, ma cariche di storia «rubano l’anima» a chi coltiva la bellezza. Sammi Coubeche, gentiluomo francese dalla vita avventurosa, scopre per caso il sito. E subito se ne innamora. Inizia così il recupero di Villa Spinazza, azienda agricola del Regno delle Due Sicilie.
Dimora Camille oggi è un’esperienza immersiva nel bello. Una masseria di design con un nome nuovo - quello della madre del proprietario - e un profumato giardino botanico, un gioiello verde ricavato tra le rocce. Dopo otto anni di lavori e rinvii, un luogo di pace arricchito da finiture e mobili di pregio. Fatiscente e priva di tetto la struttura, datata 1851 e utilizzata forse solo per la raccolta delle olive, era ricoperta dalle sterpaglie, padrone assolute di quei campi incolti. I resti di una stalla unica testimonianza di attività remote e dimenticate. In collaborazione con una giovane architetto, Viviana Haddad - milanese ma con la Sicilia nel cuore - prende dunque corpo l’idea di riunire artigiani, designer e maestranze locali in un laboratorio creativo dedicato che utilizza materiali e tecniche di reimpiego. Una progettazione sartoriale che ha come obiettivo il recupero non solo dei muri e delle mangiatoie ma anche di interni e spazi verdi. «Nella zona del Ragusano, caratterizzata da uliveti e muri a secco, tutto deriva dalla pietra che si estrae dal terreno e viene lavorata con grandissima maestria», spiega Haddad che da 25 anni lavora a Modica. «Una pietra che cambia colore con la luce: azzurrina all’alba, bianca e luminosa al mattino, rosata la sera al tramonto». Gli ossidi in essa contenuti permettono un riverbero straordinario, dalla morbidezza inconsueta. La stessa pietra che, ridotta in polvere, viene poi utilizzata anche per intonaci e pavimenti. È il genius loci di un angolo di Trinacria profonda: dove l’appassionata ricerca di materiali ed elementi decorativi completa in modo armonico gli interventi edilizi. Con uno sguardo attento alla sicilianità ma frutto anche della contaminazione delle diverse culture che si affacciano al Mediterraneo. Risultato? Una scenografia minerale che rapisce. E fonde in un armonioso unicum esterni ed interni. Ogni oggetto è una creazione a sé stante. «L’attenzione al dettaglio, l’approccio che Sammi Coubeche ha richiesto, è stato davvero fuori del comune», rivela Giancarlo Leggio, direttore creativo di DiSé, atelier siciliano che produce mobili su misura, installazioni artistiche e collezioni. «Abbiamo sperimentato moltissimo su ogni singolo manufatto. Dai letti alle armadiature, dai bagni alle scale. L’acciaio anticato, l’ottone, il legno massello richiedono una gestazione lunga e un’attenzione meticolosa». E poi il giardino: tutte le stanze, otto, l’una diversa dall’altra, affacciano sul paesaggio ibleo. Tra agavi ed alberi da frutto, piante grasse ed aromatiche, ulivi e fichi d’India. Nascosto tra i cespugli anche un morbido, luminoso «ventre» di pietra. Ricavato da un'antica cisterna d’irrigazione scavata nella roccia, è uno spazio dedicato al benessere che completa l’accoglienza di una dimora rinata. (credits del fotografo: Matteo Cirenei) www.dimoracamille.com







