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di Alfredo Zermo

02 Giugno 2026, 20:21

Undici anni sono tanti. Troppi per una struttura che nel 2015 chiuse i battenti senza che nessuno riuscisse davvero a riaprirli. Le Terme di Sciacca sono diventate, nel frattempo, una di quelle storie che la Sicilia conosce bene: patrimonio fermo, risorse naturali intatte, promesse che si accumulano senza mai tradursi in cantieri. Ora qualcosa si è mosso. Con il decreto dirigenziale n. 1707 del 27 maggio 2026, la Regione Siciliana ha individuato la proposta presentata dalla RTI Terme di Saturnia S.p.A. e l'ha avviata alla procedura di valutazione prevista dall'articolo 193 del Codice dei contratti pubblici. Non è ancora un'aggiudicazione, non c'è ancora una commissione insediata, non c'è ancora un cantiere. Ma è il primo varco serio che si apre dopo anni di avvisi, proroghe e manifestazioni di interesse andate a vuoto.

Il punto non è banale. Finché si resta nella fase degli annunci, un progetto vive di intenzioni. Quando l'amministrazione regionale individua una proposta specifica e la manda a valutazione formale, il confronto cambia natura: si entra nel merito della sostenibilità economico-finanziaria, della qualità industriale del piano, della coerenza con il modello di partenariato pubblico-privato scelto da Palermo. L'avviso era stato approvato a novembre 2025 e prorogato fino ad aprile 2026. La cornice è quella della finanza di progetto: concessione novantanovennale per il complesso immobiliare, trent'anni rinnovabili per quella mineraria, un requisito minimo di fatturato di cinque milioni annui. Parametri costruiti apposta per tenere lontani gli operatori occasionali e attrarre chi ha un track record vero nel settore.