Sembrava finalmente tutto pronto per avviare un rilancio delle Terme di Sciacca con operatori leader a livello mondiale insieme ad imprese d’eccellenza siciliane, quando sono venuti fuori i presunti errori di calcolo denunciati dal secondo partecipante alla manifestazione d'interesse indetta dalla Regione Siciliana, che vuole un riesame in autotutela, chiedendo quindi la sospensione della procedura e la riammissione della propria proposta alla fase di valutazione.

Preoccupa non poco il ritardo che questa iniziativa può determinare per l'intera procedura di rilancio attivata dalla Regione Siciliana. Ci sono timori soprattutto a Sciacca, dove è ancora fresco il ricordo della drammatica vicenda Sitas degli anni 80, che fu uno dei più grandi spreperi di denaro pubblico del Dopoguerra, quando la città e il territorio dovevano diventare il terzo polo turistico dopo Taormina e Cefalù, la Abano del Sud, grazie ad un gruppo di operatori veneti, poi dissoltisi trascinando tutto nel fallimento.

La cosa strana in questa vicenda è che la nuova normativa europea sui project financing non dà più la prelazione al promotore (in questo caso Terme di Saturnia Spa), ma consente a chiunque di acquisire il progetto finale e di fare offerta migliorativa. In sostanza, al raggruppamento temporaneo di imprese ricorrente, guidato da Massinelli & Partners Consulting srl in partnership con Terme di Galzignano, vicino Abano, fallite nel 2018 e poi rilevate da un fondo d'investimento americano, questa norma assegna un vantaggio. Ed è curioso che la cordata insista per essere riammessa alla procedura di valutazione. «Non intendiamo rallentare il percorso di rilancio delle Terme di Sciacca - afferma Marcello Massinelli, portavoce della Rti che chiede il riesame - vogliamo solo che vengano verificati alcuni aspetti tecnici che riteniamo possano aver condizionato la valutazione finale».