La demolizione dell’ex complesso industriale Ancione a Ragusa riaccende il confronto sul destino delle aree produttive dismesse e sul valore dell’archeologia industriale come leva di rigenerazione urbana e custode della memoria collettiva. L’Ordine degli Architetti P.P.C. di Ragusa interviene proponendo di trasformare la cronaca di un abbattimento in un’occasione di dialogo e di visione strategica per il futuro della città.

Per l’Ordine, Ragusa deve ripartire dalle proprie radici manifatturiere per ridefinire un’identità culturale ed economica contemporanea. I distretti nati nel Novecento — dal polo minerario della pietra asfaltica alle raffinerie, fino ai mulini — hanno alimentato a lungo lo sviluppo locale. Oggi, in un contesto globalizzato che ha progressivamente svuotato questi spazi, la sfida è restituire loro una funzione attuale, capace di intrecciare memoria e innovazione.

“Non si tratta di sostituire il degrado con nuove sovrascritture progettuali — sottolinea l’Ordine — ma di avviare un processo di riappropriazione collettiva. Serve un metodo costruttivo, partecipato, che parta dai movimenti spontanei e dalle idee di giovani architetti, studenti e associazioni”.

In quest’ottica, l’Ordine propone l’istituzione di laboratori di “Immaginazione urbana”, aperti alla cittadinanza, per ripensare gli spazi inutilizzati — dall’ex ABCD alle miniere di Tabuna — come luoghi di cultura, musica, riciclo creativo e parchi urbani. “La rigenerazione deve diventare un ponte sociale — si legge nella nota — dove la memoria storica diventa base per la sostenibilità, la cultura e il benessere futuro”.