CORTINA D'AMPEZZO (BELLUNO) - «Il lago Ghedina costituisce un patrimonio turistico, ambientale e paesaggistico. L'Amministrazione comunale intende tutelare in ogni modo il sito: pur essendo di proprietà privata, è riconosciuto da tutta la comunità come parte fondamentale del patrimonio naturale e culturale ampezzano. Nonostante il livello del lago sia già ampiamente risalito, rispetto a pochi mesi fa, gli sforzi del Comune proseguiranno sino a quando si tornerà a una situazione di normalità».
L'assessore Giorgio Da Rin, assessore ai lavori pubblici, ha assicurato interesse e impegno per risolvere il problema della carenza d'acqua nel lago Ghedina. Lo ha fatto a conclusione del Consiglio comunale di ieri mattina, rispondendo alla interrogazione presentata, lo scorso mese di maggio, dal consigliere di minoranza Gianpietro Ghedina, che lamentava il drastico prosciugamento storico specchio d'acqua, alle pendici della Tofana, nel corso dell'inverno. Egli chiedeva inoltre quale fosse il coinvolgimento del comune e come intendesse impegnarsi concretamente nella tutela di un bene pubblico, oltre alle verifiche di quanto stava accadendo.La denuncia La situazione era stata denunciata inizialmente dai titolari del ristorante che sorge sulle rive del lago, nel lamentare un danno di immagine, derivante dalla situazione. L'assessore Da Rin ha ripercorso la vicenda, ricordando che presso il lago c'è un'opera di presa dell'acqua, che inizialmente riforniva l'acquedotto comunale, poi passato alla società Servizi integrati bellunesi. «Lo scorso inverno si è verificato un guasto, con una copiosa perdita di acqua, in località Cadelverzo. Per garantire l'approvvigionamento al serbatoio di Cadin, Sib ha modificato la gestione delle valvole, interrompendo per un periodo l'alimentazione del lago Ghedina. Il livello dell'acqua si è ridotto, sotto la crosta di ghiaccio superficiale. Al successivo rilascio, il livello non è più risalito alla quota usuale». Il Comune si è attivato subito, sin da aprile sono iniziati sopralluoghi tecnici, con tecnici Sib e carabinieri forestali. Il 20 aprile è stata stilata una relazione. La gestione della sorgente è stata mirata a non interrompere il flusso civile, regolato da norme, lasciando comunque al lago il troppo pieno, il flusso in esubero. «Il rilascio al lago deriva dalla gestione del serbatoio dell'acquedotto di Cadin Vecchio, ove convergono le opere di presa delle sorgenti del lago Ghedina, con 19 litri al secondo, e di Sabrite, con 38 litri. A disposizione del lago è stata lasciata la massima portata possibile, con valvole manuali. Con tali flussi il recupero delle medie stagionali non ha però raggiunto i livelli sperati». Sono state prospettate tre possibili cause, che possono concorrere a determinare questa situazione.Carenza idrica C'è una carenza idrica generalizzata, che si vede anche in altri laghetti di montagna in provincia; non è esclusa una perdita della rete idrica, fra la sorgente del lago Ghedina e il serbatoio di Cadin; ci può essere una perdita del piccolo bacino, anche per fessurazioni del fondo, che possono essersi generate durante l'inverno, con il gelo sotto la lastra di ghiaccio. Lo scorso 8 giugno c'è stato un altro sopralluogo tecnico: ha rilevato come la portata in esubero venga scaricata a valle del lago e non nel bacino, per cui non concorre alla sua alimentazione. «E' stata pertanto prospettata una miglioria gestionale, modulando la presa della sorgente del Ghedina, in modo che l'eventuale troppo pieno venga scaricato a monte e impiegato per alimentare il lago. La soluzione è attuabile in un mese, che è quasi concluso».










