In assenza di un adeguato ricambio d’acqua, serve a ossigenare i fondali e rimuovere il fango depositato. Il direttore del Parco: "È in progetto e già finanziato un importante canale di adduzione, ma bisogna accelerare".Gli effetti del cambiamento climatico, cioè le temperature elevate, anche di notte, e la prolungata siccità, rendono sempre più complessa la gestione delle paludi di acqua dolce, in cui non può essere l’acqua di mare a garantire un adeguato rifornimento idrico". Con queste parole il direttore del Parco del Delta del Po Massimiliano Costa (nella foto) ha spiegato la decisione di prosciugare Punte Alberete e Valle Mandriole con l’obiettivo di ossigenare i fondali.
Costa, perché prosciugare queste zone umide?
"A Punte Alberete lo facciamo ogni anno per far sopravvivere il bosco. Anche i frassini, che sono i più resistenti, se avessero acqua 12 mesi l’anno morirebbero. Si tratta di replicare – le zone umide sono regolate artificialmente – un modello naturale: in estate il livello scende e in inverno sale. Valle Mandriole, invece, la prosciughiamo ad anni alterni, anche in base alle condizioni climatiche. Il sifone che immette acqua dal lato sud del Lamone in valle ha portata bassa: in assenza di piogge non sempre garantisce un adeguato ricambio. Di conseguenza, per preservare l’habitat ossigeniamo i fondali".












