Nell’inchiesta di potenza Lucania Felix, l’accusa propone condanne per oltre 120 anni per i boss: Martorano e gli altri tre nomi eccellenti

Processo “Lucania Felix”, la Dda invoca pene esemplari: chiesti 120 anni per i boss e altre decine di anni per i sodali. Un’offensiva giudiziaria straordinaria scuote la criminalità organizzata nel capoluogo lucano. È un computo degli anni di reclusione che evoca un vero e proprio sradicamento quello invocato, nell’aula del Tribunale di Potenza, dal sostituto procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia. Al termine di una durissima e articolata requisitoria nell’ambito del maxi-processo nato dalla celebre inchiesta antimafia denominata “Lucania Felix“, il pubblico ministero Marco Marano ha formulato istanze di condanna per oltre due secoli complessivi di reclusione, chiedendo la pena inflessibile di trenta anni di reclusione ciascuno per i quattro principali imputati che hanno scelto di affrontare il dibattimento con il rito ordinario.

15 ANNI DI EGEMONIA

Si tratta delle figure apicali e storiche del sodalizio: i due storici boss Renato Martorano e Dorino Rocco Stefanutti, affiancati inoltre dai sodali di rango Rocco Lorusso e Salvatore Santoro. L’impianto accusatorio ha ripercorso minuziosamente oltre quindici anni di egemonia criminale perpetrata dal clan Martorano-Stefanutti nell’hinterland potentino, svelando un’organizzazione strutturata e ramificata, capace di monopolizzare il narcotraffico, imporre estorsioni a tappeto, gestire militarmente il circuito dei videopoker e realizzare pesanti infiltrazioni nei sistemi di appalto e del mercato occupazionale della Basilicata.