I lefebvriani hanno mantenuto il punto. Ad Econe, in Svizzera, sono stati consacrati quattro nuovi vescovi, senza avere recepito l'appello del Papa a fermarsi. Questo atto comporta la scomunica automatica e conseguentemente lo scisma dalla Chiesa cattolica. La comunicazione formale del Vaticano potrebbe esserci già in giornata o comunque nel giro di qualche giorno. Il primo atto della consacrazione vera e propria è stata l'imposizione delle mani sul capo dei nuovi vescovi da parte del celebrante, mons. Alfonso de Galarreta, e da mons. Bernard Fellay, co-consacrante.

LA SCHEDA | I seguaci di Lefebvre, dallo scisma all'apertura di Benedetto

di Nina Fabrizio

È una vicenda che coinvolge gli ultimi quattro Pontefici quella degli ultratradizionalisti della Fraternità Sacerdotale San Pio X fondata da monsignor Marcel Lefebvre a Friburgo il primo novembre 1970, come società di vita comune senza voti. Fu infatti san Giovanni Paolo II nel 1988 a scomunicare, con un atto entrato nella storia, quattro vescovi consacrati da Lefebvre, grande oppositore del Concilio Vaticano II, che intendeva così sfidare l'autorità del Papa e le riforme della Chiesa. Lefebvre, senza il mandato pontificio, esattamente come i lefebvriani di oggi, consacrò quattro vescovi suoi seguaci. Erano i monsignori Bernard Fellay, Bernard Tissier de Mallerais, Richard Williamson e Alfonso de Galarreta, tutti allo stesso modo oppositori del Concilio con le sue riforme come l'ecumenismo, l'apertura ai laici, l'abolizione della messa in latino in favore di quella nelle varie lingue nazionali e popolari. La scomunica con un gesto altrettanto storico fu poi tolta ai quattro vescovi ordinati da Lefebvre da Benedetto XVI nel gennaio del 2009. Allora si sollevò anche un parallelo caso mondiale poiché venne fuori che Williamson, oggi deceduto, era anche un negazionista dell'Olocausto e da più parti si scatenarono veementi critiche nei confronti di papa Ratzinger per la sua decisione. Nonostante il lavoro della Pontificia commissione "Ecclesia Dei", incaricata proprio di riportare i lefebvriani nella piena comunione con Roma, il pontificato di Benedetto XVI non portò a segno la ricomposizione dello scisma.