Era chiaro dalla macchina preparativa messa in moto, dalla chiusura al dialogo e anche dalla risposta priva di spiragli all’estremo appello di papa Leone XIV. Ora, nella mattinata del 1° luglio 2026, è successo. Il gruppo ultratradizionalista della Fraternità sacerdotale San Pio X (fondato dal vescovo francese Marcel Lefebvre in opposizione alle riforme del Concilio Vaticano II) è di fatto rientrato di nuovo in una situazione di scisma dalla chiesa di Roma, con l’ordinazione di quattro vescovi avvenuta senza mandato papale.
I lefebvriani verso lo scisma, inutile anche l’estremo appello di Leone XIV
Il copione è lo stesso del 1988, quando Lefebvre, da anni già sospeso a divinis, dopo aver rifiutato ripetuti tentativi di dialogo della Santa sede, aveva compiuto esattamente questo gesto, incorrendo nella scomunica latae sententiae (ovvero automatica). Scomunica poi ritirata da papa Benedetto XVI, nel 2009, per cercare di favorire un ritorno della FSSPX in seno alla chiesa. Ma né le aperture di Benedetto – che nel 2007 aveva anche liberalizzato la messa in latino – né i successivi tentativi di dialogo di papa Francesco (che poi ha però limitato fortemente la messa in rito antico con Traditionis Custodes nel 2021).











