La messa a Ecône, in Svizzera, non è ancora conclusa. Ma i quattro nuovi vescovi (mons. Pascal Schreiber, mons. Michael Goldade, mons. Michel Poinsinet de Sivry e mons. Marc Hanappier) sono stati ordinati contro il volere del Papa dalla Fraternità sacerdotale San Pio X, fondata da monsignor Marcel Lefebvre nel 1970. Adesso manca solo la lettera di scomunica.Vani sono stati gli sforzi di Leone XVI di ricomporre la frattura. "Vi prego e vi chiedo con tutto il cuore: tornate sui vostri passi!", ha scritto ieri in una lettera indirizzata al superiore generale lefebvriano, don Davide Pagliarani: "Vi esorto a considerare attentamente il bene spirituale dei fedeli, perché l’atto scismatico che compireste li priverebbe della ricezione lecita e in taluni casi persino valida dei sacramenti che essi amano e cercano per la propria santificazione”. Un drammatico appello per evitare lo scisma lefebvriano, il secondo dopo quello del 1988, quando la Fraternità è stata dichiarata scismatica dopo quattro ordinazioni che, essendo prive del mandato papale, comportarono l’immediata scomunica, poi rimessa da Benedetto XVI. Ragioni e in circostanze del tutto analoghe a quelle odierne.La risposta di don Pagliarani è arrivata oggi, nell'omelia della messa: "Siamo pronti a pagare qualunque prezzo per salvare la Chiesa. Il sacrificio che Dio ci chiede oggi è essere trattati da ribelli ma noi vogliamo servire la Chiesa come una madre in difficoltà, che soffre, una madre a volte tradita, una madre che ha bisogno e merita di essere amata. Potremmo restare indifferenti – ha aggiunto – ma questo sarebbe tradire la Chiesa". Per poi elogiare quella di oggi come "una giornata storica, una festa".La crisi è nata dopo il Concilio Vaticano II (svoltosi tra il 1962 e il 1965). Marcel Lefebvre, già missionario in Africa e figura autorevole dell'episcopato francese, ne contestava alcune delle principali riforme conciliari, in particolare quelle riguardanti la liturgia, l'ecumenismo, il dialogo interreligioso e la concezione della libertà religiosa. Di conseguenza, convinto che la Chiesa stesse attraversando una grave crisi dottrinale, nel 1970 diede vita alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, con l'obiettivo di preservare la liturgia tradizionale secondo il Messale del 1962 e la formazione sacerdotale precedente al Concilio. Oggi, secondo le statistiche fornite dalla Fraternità, i suoi membri totali sono 1.482, fra cui 733 preti e 24 seminaristi. Le religiose sono 250, l’età media degli aderenti è di 47 anni e le nazioni rappresentate ammontano a cinquanta.Lo scisma odierno irrompe in una fase del pontificato leonino imperniato proprio sulla volontà detta e ribadita in ogni circostanza di riportare pace e unità dentro la Chiesa. Eppure, il comunicato del dicastero per la Dottrina della fede di un mese fa non lascia spazio a dubbi: “Le ordinazioni episcopali annunciate dalla Fraternità sacerdotale San Pio X non hanno il corrispondente mandato pontificio. Questo gesto costituirà ‘un atto scismatico’ e ‘l’adesione formale allo scisma costituisce una grave offesa a Dio e comporta la scomunica stabilita dal diritto della Chiesa’”. Una scomunica che si vedrà se applicata solo ai novelli vescovi e ai loro consacranti o se stavolta la mannaia cadrà anche su quanti partecipano alle liturgie lefebvriane, come qualcuno ipotizza un po’ arditamente. Dall'altro lato, i lefebvriani si sono lamentati di non aver ricevuto risposte dal Papa, nonostante aggliano chiesto udienza per due volte. Come spieghiamo qui, tutto si è complicato quando don Pagliarani ha fatto sapere pubblicamente che lui aveva manifestato la volontà di incontrare Leone XIV già lo scorso agosto, ma che l’unica reazione dal Vaticano era stata quella del silenzio. Allora, mesi dopo, era stata spedita un’altra lettera, alla quale stavolta Roma rispondeva. Ma non come dalla Fraternità avrebbero sperato. Da qui la scelta, annunciata con largo anticipo tramite comunicato stampa, di procedere con le ordinazioni.Il problema, sempre il solito da decenni, è che da parte lefebvriana la disponibilità a dialogare è minima: si auspicano tavoli ma con scarsa – o nulla – intenzione di ammorbidirsi. Dopotutto, lo stesso Lefebvre lo diceva nel 1987: “Noi non possiamo collaborare. E’ impossibile, perché noi lavoriamo nella direzione diametralmente opposta". Eppure negli scorsi mesi qualche segnale di avvicinamento c'è stato. Per evitare una nuova, dolorosa frattura, a febbraio si è tenuto un incontro “cordiale e sincero” tra il prefetto del dicastero per la Dottrina della fede, il cardinale Víctor Manuel Fernández, e il superiore generale della Fraternità San Pio X. Il comunicato diffuso al termine dell’incontro ha mostrato sì disponibilità al confronto, ma nessuna apertura al compromesso. Fernández ha proposto un percorso di dialogo specificamente teologico, con una metodologia ben precisa, “riguardo a temi che ancora non hanno avuto una sufficiente precisazione, come: la differenza tra atto di fede e ‘religioso ossequio della mente e della volontà’, oppure i differenti gradi di adesione che richiedono i diversi testi del Concilio Ecumenico Vaticano II e la sua interpretazione”. Ma ha comunque sottolineato in modo fermo che “l’ordinazione di vescovi senza mandato del Santo Padre, il quale detiene una potestà ordinaria suprema, che è piena, universale, immediata e diretta implicherebbe una decisiva rottura della comunione ecclesiale (scisma) con gravi conseguenze per la Fraternità nel suo insieme”.