Non solo divergenze e attriti storici. A partire dal riconoscimento del Concilio Vaticano II. Ma anche la necessità di riorganizzare la gerarchia interna. Cosa c’è dietro alle quattro ordinazioni annunciate dalla Fraternità di San Pio X.
Dal rimpianto per l’età perduta in cui Pio IX si opponeva alle istanze risorgimentali della Repubblica romana all’odio per il ‘68, annus horribilis che ha sconvolto l’ordine costituito. Dalla rievocazione nostalgica dell’imperatore Costantino che sconfisse il paganesimo e unì il trono all’altare alla Rivoluzione francese – considerata l’origine di tutti i mali moderni – e all’esaltazione di quella Vandea che vi si oppose nel nome del sacro cuore di Gesù. Così, su e giù per li rami della storia, si potrebbe proseguire per individuare facilmente ciò che più è amato e detestato dagli ultra-tradizionalisti della Fraternità di San Pio X, ovvero i lefebvriani.
La Fraternità di San Pio X a caccia di massima visibilità mediatica
Il primo luglio, il gruppo scismatico più noto della Chiesa cattolica si appresta a ordinare quattro nuovi vescovi senza l’autorizzazione del Papa, cosa che porterà alla scomunica immediata sia di chi effettua l’ordinazione sia dei nuovi vescovi: lo svizzero don Pascal Schreiber, 53 anni, ordinato sacerdote nel 1998; l’americano Michael Goldade, originario del North Dakota e cresciuto a St. Marys, in Kansas; e i due francesi, don Michel Poinsinet de Sivry, 42 anni, e don Marc Happier, di appena 36. È noto che Roma non gradisce questi colpi di teatro, né tantomeno dover produrre pubblicamente un nuovo atto di scomunica, o rendere nota la distanza – ormai abissale – con gruppi come i lefebvriani. Tuttavia, la Fraternità che ha sede in Svizzera, a Econe, ha impostato la propria strategia per giocare di sponda con i “niet” del Vaticano fin dall’inizio dello scorso febbraio, quando era stata annunciata la nomina dei quattro nuovi vescovi, per arrivare all’appuntamento del primo luglio con il massimo di attenzione mediatica. D’altro canto, come dichiarato lo scorso 13 maggio dal cardinale Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero vaticano per la Dottrina della Fede, visto che le ordinazioni non hanno il corrispondente mandato pontificio, il «gesto costituirà un atto scismatico e l’adesione formale allo scisma costituisce una grave offesa a Dio e comporta la scomunica stabilita dal diritto della Chiesa». Parole che suonano come un ultimo avvertimento.










