Cinque giorni di lavoro, un licenziamento durante il periodo di prova e una vertenza che si è conclusa, almeno per ora, con una condanna da circa 60mila euro a carico dell’azienda. È quanto stabilito dalla Corte d’Appello di Venezia, che ha confermato la decisione del giudice del lavoro ritenendo illegittimo il recesso nei confronti di una lavoratrice stagionale. Una cameriera messa alla porta dai responsabili di un hotel di lusso della città lagunare.

Il nodo della vicenda – come riporta Il Messaggero – non riguarda tanto il mancato superamento del periodo di prova, quanto ciò che era accaduto prima dell’inizio formale del contratto. Secondo i giudici, infatti, la dipendente aveva già svolto attività lavorativa per tre giorni, chiamata a familiarizzare con le mansioni e con il sistema gestionale dell’azienda. Un’attività che la difesa della società considerava semplice affiancamento, ma che è stata qualificata come lavoro vero e proprio, svolto in assenza di un regolare rapporto contrattuale.

Da questa ricostruzione discendono effetti giuridici rilevanti. L’accertamento del lavoro irregolare ha infatti determinato la nullità del termine apposto al contratto, trasformando il rapporto in un tempo indeterminato e facendo applicare le tutele previste dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Il successivo licenziamento, avvenuto verbalmente dopo cinque giorni di servizio, è stato quindi dichiarato illegittimo.