L'azienda che gestisce un hotel di lusso del Lido di Venezia si rivolgerà alla Cassazione. Intanto la cameriera ha vinto in due gradi di giudizio: così i giudici le hanno riconosciuto praticamente 7.500 euro per ogni giorni che ha lavorato
Una stagionale assunta in un hotel di lusso veneziano, mandata via a voce al quinto giorno di lavoro. Quella interruzione del periodo di prova è costata carissimo, tra risarcimento deciso dal giudice e le spese legali: in tutto circa 60mila euro. Come racconta il Messaggero, è quanto ha dovuto sborsare la società datrice di lavoro, tra risarcimento (49mila euro), contributi (4.500 euro) e spese legali (6mila euro). Il licenziamento è stato dichiarato illegittimo sia dal giudice del lavoro che dalla Corte d’appello di Venezia, con la sentenza d’appello depositata la scorsa settimana.
Perché il licenziamento è stato considerato illegittimo
Il nodo centrale della vicenda riguarda i tre giorni che la giovane aveva trascorso in hotel prima dell’avvio formale del rapporto di lavoro. La struttura l’aveva convocata in anticipo per familiarizzare con le mansioni e il gestionale informatico. Per la giudice Anna Menegazzo, quel periodo non era un semplice affiancamento orientativo, ma lavoro vero e proprio, non regolarizzato. Insomma, era lavoro in nero. Su questa base, il rapporto di lavoro è diventato da a termine a uno a tempo indeterminato. Quindi con l’attivazione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, con tutto quello che ne consegue: 12 mensilità di risarcimento, più tredicesima e quattordicesima, più altre 15 per la rinuncia al reintegro. Il conto finale equivale a circa 7.500 euro per ogni giornata lavorativa effettuata.






