Il 1° luglio del 2006, vent’anni fa, il calciatore francese Zinedine Zidane giocò la sua terzultima partita da calciatore professionista. È meno ricordata dell’ultima in assoluto, che finì con la testata al difensore italiano Marco Materazzi nella finale dei Mondiali contro l’Italia, ma fu una delle migliori prestazioni individuali della storia. Lo dice persino la FIFA, che i Mondiali li organizza, sul suo sito ufficiale. Tanti ex calciatori concordano: secondo Pelé, Zidane quel giorno fu «un mago».

La partita in questione era il quarto di finale dei Mondiali del 2006 tra Francia e Brasile. Erano forse le squadre più forti al mondo, vincitrici delle precedenti tre edizioni dei Mondiali; nel 1998 la finale fu proprio Francia-Brasile (vinse la Francia 3-0 con due gol di Zidane). Quella del primo luglio 2006 si giocò al Waldstadion di Francoforte, in Germania, ed è forse la migliore della carriera di Zidane, che pure ne ha giocate tante.

Non fece gol, ma quasi tutto il resto: assist, passaggi, dribbling, finte, protezioni di palla a scopo difensivo. Toccò il pallone con qualsiasi parte del corpo: interno, esterno, collo, suola, punta e tacco del piede, ma anche petto, testa, coscia. Giocò davvero come se avesse avuto «un guanto di velluto su ciascun piede», come disse di lui l’ex calciatore del Real Madrid Alfredo Di Stefano.