HomeMacerataCronacaL’omaggio della città a Ciaffi. Viavai alla camera ardente: "Per lui la politica era servizio"Il feretro nella sala consiliare del Comune: questa mattina l’ultimo saluto a Santa Croce. L’ex sindaco Meschini: "È stato il mio angelo custode in Regione e come primo cittadino".Il feretro nella sala consiliare del Comune: questa mattina l’ultimo saluto a Santa Croce. L’ex sindaco Meschini: "È stato il mio angelo custode in Regione e come primo cittadino".Ricevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciMacerata si stringe nel ricordo dell’onorevole Adriano Ciaffi, figura di primo piano della storia politica e istituzionale locale e nazionale, morto domenica. Il sindaco Sandro Parcaroli ha disposto l’allestimento della camera ardente nella sala consiliare del Comune, dove gli hanno reso omaggio l’amministrazione comunale e molti cittadini. Alle 9 di oggi sarà celebrato il funerale nella chiesa di Santa Croce. "Ciaffi – ricorda Angelo Sciapichetti, ex assessore regionale – ha condotto una serie di battaglie epocali lasciando una lezione di umiltà e della politica intesa come servizio".

Ancora oggi si ricordano le tante le battaglie politiche condotte da Ciaffi. "Lui ha promosso una legge sulla mezzadria – ricorda Sciapichetti – quando i contadini erano sfruttati dai proprietari. Si inventò le cooperative edilizie quando le famiglie non riuscivano ad avere un’abitazione, ed ecco la nascita del rione di Collevario. E penso alla riforma degli enti locali quando ha promosso la legge dell’elezione diretta del sindaco". È stato presidente della Regione. "Lo ha fatto con l’appoggio esterno del Pci, una situazione che fece scandalo a livello nazionale perché non erano maturi i tempi della solidarietà nazionale venuta con Aldo Moro. È stato un politico che ha anticipato i tempi". "Lo conobbi – ricorda Alberto Meriggi, presidente del Centro studi storici maceratesi – quando negli anni Sessanta le sue battaglie per la trasformazione della mezzadria in affitto e per un miglioramento delle condizioni dei mezzadri e dei lavoratori della terra fecero presa sui sentimenti di mio padre, mezzadro a Chiesanuova e suo grande amico. L’entusiasmo di mio padre e dei tanti giovani contadini di allora ebbero effetti anche su di me, poco più che adolescente, ma che ben presto mi coinvolsero al punto da convincermi a seguire la militanza politica di Ciaffi. Rimasi incuriosito e interessato da quel suo percorso che procedeva sul binario della politica intesa come servizio, umanità, dialogo e confronto e rispetto delle persone di qualunque ceto sociale. Io e mio padre, più che democristiani, cominciammo a essere considerati semplicemente "ciaffiani", e non ci dispiaceva".