Senatore Michele Fina, tesoriere Pd, la legge elettorale è inemendabile? "Guardi, molto di più: è inaccettabile. Ma come si fa a non capire la lezione del voto referendario? Bisogna occuparsi delle priorità del paese. È partita ieri una nostra campagna che, da una parte, elenca i problemi, dalla sanità ai trasporti, dagli stipendi alla pace e, dall’altra, denuncia che Meloni pensa solo alla legge elettorale. E non c’entra la stabilità. Rivendicano il fatto che il Governo, figlio dell’attuale legge, sia il più longevo della storia ma temono di perdere le elezioni e cercano di manomettere le regole".
Ci sono stati, da più parti, appelli per il ripristino delle preferenze, li condivide? "La legge che ci propongono è un premierato di fatto. Quindi se eleggessimo con le preferenze dei pigiabottoni che servono solo ad applaudire il capo (o la capa), si tratterebbe solo di uno specchietto per le allodole".
La premier ha parlato della possibilità di un presidente della Repubblica di centrodestra. È questo, come dice qualcuno, il vero obiettivo della riforma della legge elettorale? "È certamente il loro unico vero obiettivo. Naturalmente il problema non è la cultura politica di provenienza del Capo dello Stato, che può essere una delle tante dell’arco costituzionale. Il problema è l’ammettere di non sentirsi rappresentati da Sergio Mattarella e dai suoi predecessori e il puntare a piantare sul Colle una bandiera di parte. Alle prossime elezioni ci sarà chi, come noi, vuole un Capo dello Stato in continuità con l’attuale, cioè un profondo garante della Costituzione; dall’altra chi vuole un Colle a servizio dell’attuale maggioranza parlamentare".







