Domani sera, al Franco Parenti (di e con Andrée Ruth Shammah), alla Milanesiana si incontreranno “Il Giorno” e Ornella Muti. Ammetto che la connessione non sia immediatamente evidente. E forse per questo, prudentemente, Agnese Pini, direttrice del “Giorno” (e del “Carlino”, e della “Nazione”, e del “Qn“, galassia tra le più importanti in Italia), cui mi legano stima e amicizia, prima di arrivare a teatro, ha chiesto una mia dichiarazione esplicita di intenti, per capire in che mare navigare senza naufragare.
Potrei cavarmela, ghezzianamente (da Enrico Ghezzi) dicendo che i nessi sono gabbie, che, a meno che non si tratti delle proposizioni di un teorema, i nessi sono fantasia, o che, cosa in cui credo, lo spettatore/lettore i nessi li trova, anche, e soprattutto, laddove essi non esistono. Potrei, infine, tirarmi fuori dall’impasse e rifugiarmi nel ricorso ai “fatti”, che al tempo delle più sbalorditive bugie planetarie, funziona sempre, e appellarmi dunque alle date: “Il Giorno” compie quest’anno un anniversario che Ornella Muti ha festeggiato appena lo scorso anno, e che ha celebrato con un libro, il cui titolo mi sembra, mentre scrivo, la sotterranea eco del paradosso di questo incontro: “Questa non è Ornella Muti”. (Come dire, mentre l’incontro al Parenti si avvicina: “Questo non è un incontro”).











