Pubblichiamo il testo che Mario Andreose - fresco del Premio Internazionale Flaiano della Presidenza per il suo libro “Un’educazione veneziana” (La Nave di Teseo) e per il suo contributo all’editoria italiana - ha scritto per il 70° anniversario della fondazione de “Il Giorno”, in occasione del prossimo incontro di giovedì alla Milanesiana, la rassegna alla 27ª edizione ideata e diretta da Elisabetta Sgarbi. Nel corso della serata al Teatro Franco Parenti di Milano, alle 21, intitolata ’Il giorno del desiderio’, la direttrice di Qn, Il Giorno, il Resto del Carlino e La Nazione Agnese Pini dialogherà prima con Paolo Di Stefano, poi con Ornella Muti, Andrée Ruth Shammah ed Enrico Dal Buono.

Mario Andreose

Uno dei primi articoli che ho letto del Giorno – era il 27 aprile 1956, a sei giorni dal lancio del quotidiano - è stato “Ossessi di Brancati e indifferenti di Moravia” di Giacomo Debenedetti, anche per la gratitudine che gli dovevo di avermi introdotto, otto anni prima, al mondo di Proust con la sua traduzione di Un amore di Swann. (Vale la pena di ricordare che i suoi “ossessi” Brancati li aveva definiti “ingravidabalconi”, campioni di un velleitario erotismo, che lungo la catanese via Etnea si limitavano a lanciare sguardi ardenti alle signore affacciate ai balconi). Sarà merito del destino favorevole se nel giro di due anni Debenedetti diventerà il mio principale riferimento, in quanto direttore letterario, al Saggiatore di Alberto Mondadori dove ho trovato il mio primo lavoro? E se nel giro di venticinque anni, in quanto direttore editoriale della Bompiani mi occuperò del rilancio di Brancati e, soprattutto, di accompagnare Moravia nel suo ultimo fertile decennio? Vitaliano Brancati